31 marzo 1995: è la data di morte del direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia in quegli anni, non solo dipendente statale ma anche padre di due figli. Gli hanno sparato nel portone del suo palazzo, alle 19:15 di una sera primaverile. Ancora oggi non c’è una verità su cui la giustizia possa indagare e non ci sono testimoni, nonostante il luogo solitamente affollato a un orario di punta come la sera, al ritorno da lavoro. Dopo questo omicidio, i figli, Daniela e Paolo Marcone, si sono impegnati nel trovare una verità, assieme a Libera, un associazione anti-mafia.
Proprio per questi 30 anni, a Foggia, nel teatro Giordano, hanno organizzato una rappresentazione teatrale. Come attore principale e unico, ci ha offerto la sua performance Franco Ferrante. Invece Lidia Bucci si è messa all’opera per scavare nella vita più profonda del dr. Francesco Marcone. E hanno sfornato un’opera a cui ha assistito una classe, rappresentativa, per ogni istituto della città, e anche molti esponenti pugliesi. Un’opera per cui, da cittadino foggiano, ringrazio e che ha definito Marcone non come un eroe, ma un uomo che ha fatto il suo dovere.